Comprendere l'Ansia
Capire e gestire le emozioni
L’ansia è un’emozione cosiddetta secondaria, in quanto può essere considerata un’evoluzione della paura, emozione definita invece primaria insieme a gioia, tristezza, disgusto e rabbia.
Che ansia! Ho l’ansia
Quante volte capita di sentire queste affermazioni o di pronunciarle personalmente?
Situazioni di vita stressanti possono essere il motivo dell’insorgenza di ansie e paure: cambiamenti importanti come un trasferimento o cambiare lavoro, la fine di una relazione, la malattia o la morte di una persona cara, eventi imprevisti o traumatici, nuove esperienze di vita come il matrimonio o la convivenza, l’arrivo di un figlio, il dover prendere decisioni importanti… Sono tutte situazioni potenzialmente ansiogene, che possono quindi attivare sintomi ansiosi a differenti livelli di intensità e di conseguenza possono arrecare disagio e malessere in chi li vive.
È diffuso affermare “ho l’ansia!” per descrivere i propri stati emotivi, ma talvolta è una descrizione troppo generica o errata.
Può diventare importante, pertanto, conoscere questa emozione, i suoi sintomi e come fare per imparare a gestirla.
Cosa distingue la paura dall’ansia
Nel linguaggio comune è possibile che i due termini ansia e paura vengano usati come sinonimi; quindi, è importante distinguere le due emozioni.
- La paura ha il compito di avvertire della presenza di un pericolo imminente, reale e percepito dalla persona che sta provando paura (ad esempio: se incontro uno stimolo potenzialmente pericoloso, per esempio un animale selvaggio, o qualcosa che possa assomigliargli, la paura attiva in me uno stato di allarme utile alla mia sopravvivenza che mi spinge per esempio a fuggire via e mettermi in salvo).
- Nell’ansia, invece, la minaccia non è definita: si tratta di una risposta emotiva che nasce dall’anticipazione di una minaccia futura. Semplificando, è la paura di quello che potrebbe accadere (ad esempio: l’ansia di un esame mi blocca a tal punto da non riuscire a studiare, il pensiero assillante di quello che potrebbe succedere se prendessi un brutto voto è più forte e mi paralizza tanto da non riuscire ad affrontare l’esame).
A cosa serve l’ansia?
L’ansia e le sue conseguenze possono essere rappresentate su una linea curva, in cui all’aumentare dell’intensità di ansia provata diminuisce la sua utilità per la persona.
Un’ansia a livelli medio-bassi può essere definita “sana”, in quanto in alcune situazioni che richiedono impegno, concentrazione e attenzione può migliorare la prestazione finale, fornendo la possibilità di essere più attenti, vigili e pronti. Diversi studi sottolineano come una certa attivazione ansiosa migliori effettivamente le performance (Andrews et al. 2003). Una buona quota di ansia, quindi, è utile per sentirsi motivati e spinti ad agire.
Tuttavia, a livelli medio-alti l’ansia non è più utile e funzionale: compromette l’attività, reca disagio e malessere, soprattutto quando si presenta in momenti in cui apparentemente non serve e con intensità tali da aggravare le condizioni generali.
Quando l’ansia può diventare un problema?
L’ansia persistente e ad alti livelli di intensità potrebbe concretizzarsi in un disturbo d’ansia, provocando una compromissione in uno o più ambiti della vita, come ad esempio lo studio, il lavoro o le relazioni.
Il Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM-V) classifica i disturbi d’ansia a seconda degli oggetti o delle situazioni che provocano paura e ansia eccessive. Tali disturbi legati all’ansia sono il Disturbo d’ansia da separazione, il Mutismo selettivo, la Fobia specifica, il Disturbo d’ansia sociale (Fobia sociale), il Disturbo di panico, l’Agorafobia e il Disturbo d’ansia generalizzata.
Come ci si accorge di “avere l’ansia”?
I sintomi dei disturbi d’ansia possono essere simili, quindi occorre una corretta valutazione per comprendere se vi è l’insorgenza di uno o più sintomi tipicamente ansiosi.
È possibile sperimentare una differente gamma di sintomi legati alla paura e all’ansia, come la tachicardia ansiogena, l’eccessiva sudorazione, i disturbi dell’apparato gastro-intestinale, l’insonnia, le sensazioni di difficoltà respiratoria, il senso di costrizione a livello del petto, la sensazione improvvisa di panico (senza un motivo apparente), l’eccessiva preoccupazione per la propria salute fisica, lo smisurato senso di responsabilità, l’evitamento delle situazioni potenzialmente ansiogene, alcuni comportamenti compulsivi, il bisogno di eccessive rassicurazioni da parenti e amici, eccetera.
Il disturbo di panico, ad esempio, è caratterizzato da frequenti attacchi di panico che si ripetono nel tempo. La fobia sociale è caratterizzata da ansia ed evitamento di situazioni sociali avvertite come minacciose. Le fobie specifiche sono reazioni emotive esagerate di fronte a stimoli specifici neutri o non considerati generalmente pericolosi (ad esempio la paura provocata da alcune specie di animali).
Quindi ogni disturbo d’ansia presenta sia sintomi generali, come un maggior stato di attivazione e agitazione, ma anche alcuni sintomi con elementi specifici che è opportuno valutare.
Come la TERAPIA SISTEMICa RELAZIONALE può essere di supporto con l’ansia?
Come accennato fin qui, in alcuni casi l’ansia può assumere un carattere eccessivo e persistente, al punto da provocare malessere e disagi a livello psico-sociale e in vari ambiti di vita. In questi casi è opportuno valutare la possibilità di richiedere la consulenza di un esperto e di prendere in considerazione l’opportunità di seguire un percorso psicoterapeutico.
La psicoterapia sistemica relazionale consente di riconoscere l’ansia e la sua funzionalità, di scoprire le metafore e i significati nascosti nei suoi sintomi, di trovare nuove strategie per gestirla nelle diverse situazioni della vita.
Durante il colloquio clinico la narrazione della propria storia di vita, relazionale e familiare permette di dare spazio alla comprensione del mondo emotivo interno e del significato che ogni sintomo porta con sé.
Ecco che si apre la possibilità di individuare nuove chiavi di lettura utili a comprendere e gestire l’ansia, riscoprendo e utilizzando al meglio le proprie risorse personali.